• LUCIANO PAPANGELO
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Globe in Suitcase on Rocky Beach, Frontignan, Herault, France

Via (ggio) da qui

Ci son momenti, periodi, attimi nella mia vita dove vorrei partire e andare lontano; lontano dalla quotidianità, dalla campana di vetro e di libri che tiene intrappolato me e le mie abitudini, lontano da questo cliché. Allora controllo i voli,il portafogli e….. e alitando sul vetro con uno straccio alla mano continuo a pulire quella campana che mi fa vedere le cose da troppo lontano,con troppa poca chiarezza e per sentito dire.

Non so perché ma il viaggio ha tutto ciò che vorrei:è un gelato a due gusti riempito metà da spensieratezza e metà da adrenalina, ciò che basta per affrontare, o, appunto, gustare qualsiasi traguardo; è la medicina della mente, senza controindicazioni e senza effetti collaterali(sempre se diventarne dipendenti non si può reputare tale). Ma non tutti i viaggi son possibili da fare e non tutte le mete son possibili da raggiungere.

Ci son posti dove l’aereo non arriva, il treno fa troppo ritardo e l’autobus è troppo scomodo. Sono i posti che son lontani da te e da lei ma non per la distanza geografica, ma per quella fisica, mentale… e per quella distanza lì non c’è zoom che ti avvicini.

Però io un modo lo conosco, è un mezzo tutto mio che posso prendere solamente io e posso prenderlo ogni qual volta che voglio; è il mezzo più economico che conosca perché formato solo da carta e inchiostro; è il mezzo che può portarmi ovunque io voglia, basta pensare e scriverci su; è il mezzo che, come dicono le prime tre lettere della parola “viaggio”, mi portano via. Via da quella campana di vetro, via da quella scrivania, via da queste parole, via dalla realtà. Questo mezzo tanto semplice quanto speciale è l’aereo di carta che, per quanto fragile al vento e alla pioggia è pur sempre un aereo. Non va a carburante ma viene spinto dalla fantasia e dalla speranza, speranza di gustare quel gelato a due gusti che ogni viaggio è capace di servirti.

La mia speranza è quella di far volare le mie parole e il mio aereo il più lontano possibile per raggiungere luoghi e persone “facilmente irraggiungibili”. E se quell’aereo si schianterà contro quella campana di vetro, fa nulla, un’alitata e una passata di straccio e tornerà come nuova, ed io, potrò raccogliere da terra quell’aereo dolorante per poter continuare a riscriverci sopra, rimetterlo in sesto e ridargli la carica giusta per superare il vetro, il pregiudizio, il limite.

Perché alle parole, ai sentimenti, alla fantasia e alle speranze non c’è limite che tenga, figuriamoci un vetro!!

Luciano P.

"Sono andato a letto cinque minuti più tardi degli altri, per avere cinque minuti in più da raccontare" F. Califano

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