• LUCIANO PAPANGELO
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Nel centro del mondo

Ci sono tantissime cose che mi imbarazzano, mi  infastidiscono o fiorentinamente parlando “un me garbano”: c’è quella tendina del camerino che tiri da una parte ma che si apre dall’altra, proprio dalla parte dove frontalmente trovi un altro superstite dello shopping che fa finta di non osservarti; ci sono quelle scarpe del bowling che con colori antichi e vergognosi ti ridicolizzano più di una caduta che potresti fare con le tue scarpe; c’è la chiamata di tua madre in viva voce che ti domanda della ragazza della quale le hai parlato ieri ma che in quel momento è lì, tutt’orecchi e con le gote rosse…e poi c’è il centro.

Ecco non sopporto, trovarmi al centro di situazioni scomode, non avere la capacità di scegliere tra il sorriso di circostanza o il pianto liberatorio, tra l’innocenza di un bambino o la consapevolezza di un uomo, tra il desiderio di libertà e l’esigenza di stabilità. Alle elementari mi hanno insegnato che al centro tra un insieme A e un insieme chiamato B ne esiste un’altro chiamato C. Ecco il punto, o meglio ecco l’insieme che mi rappresenta. Non sono nero o bianco, sono il nero sul bianco proprio come la mia penna è con i miei pensieri; non sono A o B , sono C; non sono tondo o quadrato, sono geometricamente scorretto. Stare al centro non significa tenere un piede in due scarpe, come chi, nell’attesa di sapere come si evolverà la situazione, si tiene aperte più possibilità senza prendere posizioni e utilizzando un atteggiamento ipocrita e doppiogiochista, al contrario, stare al centro significa tenere due piedi in una scarpa ossia trovarsi in una situazione non comoda, trovarsi con pensieri discordanti tra loro ma che hanno ugual importanza. D’altronde non prendere la destra o la sinistra non significa non prendere una posizione, anche il centro è una posizione, che ti permette di vedere sia la destra che la sinistra fino ad avere la consapevolezza giusta di dover scegliere, di togliere entrambi i piedi da quella strettissima scarpa e di camminare decisi, anche scalzi ma convinti di ciò che si sceglie. Io non so quando o se camminerò verso l’innocenza di un bambino o la consapevolezza di un uomo, verso il desiderio di libertà o l’esigenza di stabilità, so solamente che proverò a camminare comodo verso la direzione giusta e a camminare con 2 scarpe. . .  purché non siano quelle del bowling. Perché io voglio scegliere di scegliere!

Luciano P.

"Sono andato a letto cinque minuti più tardi degli altri, per avere cinque minuti in più da raccontare" F. Califano

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